La rivista I TEMPI DELLA TERRA, ideata e diretta da Antonio Saltini ,  è un nuovo periodico che affronta i temi della storia, della tecnologia e dell’economia del settore primario.

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Questo numero dei I tempi della Terra

 

Questo numero della rivista può essere suddiviso in due parti. La prima è dedicata all’analisi degli interrogativi che si impongono in un momento di drammaticità senza precedenti, nei decenni recenti, degli equilibri internazionali e delle ripercussioni combinate di una coincidenza assolutamente inedita di problemi capitali per il presente e il futuro del consorzio umano. L’inarrestabilità della pandemia di Covid, che, pure mutando caratteristiche, quindi gravità dei sintomi e numero dei decessi, si protrae alla sistematica comparsa di nuove varianti, il rincaro di una serie di materie prime capitali, previsto da anni ma mai affrontato, in termini preventivi, da paesi maggiori e minori, quindi la brutale campagna di conquista intrapresa dalla Russia per annettere un piccolo paese indipendente. L’insieme dei tre fattori ha composto una miscela esplosiva di cui risulta impossibile, attualmente, immaginare le conseguenze prossime e remote. Senza cimentarsi in previsioni di improbabile esattezza, Dario Casati propone l’analisi più penetrante dei fattori in gioco, l’impegno di cui costituiscono complemento coerente i rilievi di Andrea Sonnino sul ruolo dell’Ucraina, negli anni recenti, quale elemento determinante dell’approvvigionamento cerealicolo dell’Europa, quelli di Luigi Mariani sulle conseguenze delle anomalie climatiche registrate nell’ultimo anno, quelle, infine, di Alessandro Cantarelli sullo stato dell’approvvigionamento foraggero dopo un’estate ed un inverno poveri di precipitazioni, nell’area principe del prezioso Parmigiano di collina-montagna. Sulle anomalie climatiche, e le loro conseguenze, propone le proprie riflessioni anche il Direttore della rivista, che esamina come, in un comprensorio emblematico, le gravi distorsioni climatiche si siano composte, tragicamente, con le conseguenze di una gestione del territorio che, negli ultimi cinque decenni, deve essere giudicata assolutamente irresponsabile.
La seconda parte è dedicata al tema capitale della viticoltura del futuro, la realizzazione, cioè, di vitigni che soddisfino una domanda sempre più esigente di vini di qualità senza più richiedere, però, i trattamenti antiparassitari che la produzione viticola impone da oltre un secolo. Affrontando il tema sul terreno genetico, Attilio Scienza, nuovo presidente del Comitato nazionale delle denominazioni di origine, propone quella che è stata, presso una prestigiosa fondazione di studi vitivinicoli, la propria relazione di insediamento, accuratamente precisata e arricchita per la pubblicazione sulla nostra rivista. Il suo amplissimo studio è preceduto da una riflessione, di singolare significato scientifico, di Francesco Salamini sulle fondamenta teoriche, sul terreno genetico, dei futuri interventi umani sul patrimonio di varietà e cloni viticoli, patrimonio di ricchezza prodigiosa, che non può, peraltro, essere considerato conquista ad aeternum, che è certo continuerà, modificandosi il clima, i gusti, i rapporti commerciali, a mutare, così come è mutato nei tre millenni di rapporti con l’uomo.
Chiudono il numero, in ossequio alla tradizione, la recensione di un volume recente di Michele Lodigiani, che affronta, con spirito ironico, un problema obiettivamente drammatico: l’origine straniera delle materie prime delle specialità che l’Italia esporta millantandone i titoli di prodotti nazionali, e le amabili divagazioni di Valeria Pratt su una pianta certamente non amata, per il fastidio del contatto, ma prodiga, per chi la conosca, di mille servizi preziosi.

 

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